La verità
è sinfonica!

Responsabilità.....e.....Libertà!

Indonesia e in che mondo siamo?

Antonio Socci Antonio Socci
la mia newsletter
ANCORA SANGUE DI CRISTIANI MACELLATI DAI “BRAVI MUSULMANI” DAVANTI AI QUALI DOBBIAMO UMILIARCI CHIEDENDO (NOI) SCUSA !!!!! 22.09.2006
Sono stati uccisi ieri i tre contadini cristiani dell’Indonesia condannati a morte, dopo un processo farsa, nel più grande paese musulmano del mondo, per le pressioni dei fondamentalisti musulmani.L’esecuzione, rinviata varie volte per gli interventi internazionali, è stata decisa probabilmente anche per ritorsione contro il Papa. Un bell’articolo di Luigi Geninazzi su “Avvenire” di oggi, 22 settembre, spiega come si è arrivati all’eccidio, ma il titolo “Uccisi per la fede. Il mondo piange”, sembra un po’ ottimista. Il mondo in realtà – a cominciare dai nostri media – se ne infischia. Segue i reality e discute dei problemi di erezione maschile sulle prime pagine dei quotidiani… L’orizzonte è quello! Le vittime indonesiane sono povera gente, sono cristiani innocenti, quindi “vite a perder”, non meritano tanta attenzione quanto – per dire – le vicende di Aceto sull’Isola dei famosi. Continua l’indifferenza – perfino di noi cattolici occidentali – davanti al grande martirio.
Qua di seguito – dal mio libro “I nuovi perseguitati” – leggete cos’hanno subìto i cristiani in Indonesia e quali sono i fatti per i quali i tre cristiani sono stati condannati: non per aver commesso violenze, ma in realtà per averne subite dai fondamentalisti.

Rasoio senza anestesia

Anche quello dell'Indonesia è Islam moderato. Il bilancio? Più di 500.000 i profughi per le violenze. L'Indonesia -- con i suoi 212 milioni di abitanti -- è il paese musulmano più popoloso del mondo. È islamico il 75 per cento della popolazione, ma anche i cristiani sono un buon numero, il 13,1 per cento, ovvero 27 milioni 800 mila persone. La Costituzione riconosce il pluralismo religioso e una buona percentuale dei musulmani è a favore di una convivenza pacifica con i cristiani e con le altre religioni. Ma sia durante il regime di Suharto, sia dopo, con i successori, i cristiani hanno subito violenze e massacri. Il caso più clamoroso riguarda Timor Est, abitata perlopiù da cristiani essendo stata per tre secoli una colonia portoghese. Nel 1975, al momento dell'indipendenza, è stata invasa dall'esercito indonesiano, e annessa l'anno successivo, nonostante l'opposizione dell'Onu. Da allora l'occupazione indonesiana -- secondo monsignor Carlos Belo, premio Nobel per la pace -- ha fatto 200.000 vittime e 250.000 sono i profughi su una popolazione totale inferiore al milione di persone. Finalmente il 30 agosto 1999 -- per la pressione americana e internazionale -- fu possibile fare un referendum popolare e si ebbe un plebiscito a favore dell'indipendenza, seguito da nuovi vendicativi massacri di cristiani.

Nello stesso 1999 sono cominciate le stragi di cristiani da parte di fanatici in un'altra zona cristiana dell'Indonesia: l'arcipelago delle Molucche. Il 19 gennaio del 1999 ad Ambon per un banale screzio fra l'autista (cristiano) di un minibus e un musulmano, che ha cominciato a dire di essere stato aggredito da un cristiano, è cominciata una serie di violenze crudeli e che in tre anni hanno provocato almeno 13.500 vittime e hanno costretto circa 500.000 persone a cercare rifugio altrove. Secondo la "diocesi di Amboina inoltre più di 6.000 cristiani delle Molucche sono stati costretti a convertirsi all'Islam (pare con un corredo di violenze, distruzioni, circoncisioni forzate fatte con il rasoio e asportazioni del clitoride per le donne), mentre altri hanno perso la vita nel rifiuto di convertirsi come un gruppo di cristiani dell'isola di Keswi. Vi sono anche episodi di particolare efferatezza, come quello che ha riguardato i sei bambini cristiani uccisi ad Ambon, in un campo di catechismo, che sono stati "inseguiti, sventrati, evirati e decapitati dagli islamisti che fendevano le bibbie con la spada. In altri casi gli attacchi degli islamisti avvengono con l'ausilio di truppe "militari regolari... come nell'isola di Haruku il 23 gennaio 2000, quando sono rimasti uccisi 18 cristiani". L'islamizzazione forzata è disastrosa per la gente comune. Per esempio con la partenza delle Suore Poverelle di San Giuseppe sono state distrutte le opere edificate in più di mezzo secolo: 12 scuole, un ospedale, un lebbrosario, due centri medici e un convento. Le violenze delle milizie islamiche a Natale del 2000 sono arrivate fino alla capitale, con una serie di attentati che ha colpito la cattedrale di Giakarta e altre dieci città, provocando 17 morti e circa 100 feriti. C'è chi parla del coinvolgimento di uomini dello Stato, ma va anche detto "che in molti casi" ci informa "La Civiltà Cattolica" "sono stati i musulmani che hanno cercato di proteggere le chiese e che in quella vigilia di Natale ha perso la vita anche un giovane musulmano mentre tentava di gettare una bomba fuori da una chiesa, rimanendone dilaniato". Ciò dimostra che ci sono musulmani in Indonesia che condannano la "violenza e sono fraterni con i cristiani. Rischia invece di alimentare degli equivoci quello stesso articolo de "La Civiltà Cattolica" laddove dà questa singolare spiegazione delle violenze anticristiane: "In parte i diritti delle minoranze (dove c'è una religione dominante, N.d.A.) sono molto limitati, ma talvolta esse esercitano anche un influsso politico del tutto sproporzionato, come capita già da tempo, ad esempio, nel caso dei cristiani in Indonesia, e naturalmente ciò provoca il risentimento delle altre religioni". È una spiegazione che involontariamente rischia di apparire giustificatoria dell'intolleranza (oltre a essere, nel merito politico, assai discutibile).

Peraltro le violenze non cessano. Il 9 novembre 2001 l'agenzia Fides dava notizia di nuovi attacchi di guerriglieri islamici nel mese di ottobre nell'isola di Sulawesi a villaggi cristiani e ad autobus carichi di cristiani, con scene di vera e propria caccia all'uomo, alcuni morti, e molti costretti alla fuga. Nella stessa isola a Makassar alcuni studenti cristiani sono stati picchiati brutalmente. A Giava è stata bruciata una chiesa. Nelle Molucche altre violenze e morti. Un gruppo di cristiani indonesiani ha diffuso un messaggio: "Preghiamo per i cristiani di Indonesia. Preghiamo per la loro fede durante gli attacchi e per quanti subiscono la tentazione di nascondere la loro identità di fedeli a Cristo. Preghiamo per il mondo perché prenda provvedimenti contro la persecuzione, dovunque essa si verifichi".

Il ``caso Indonesia'' appartiene a una speciale tipologia di persecuzione. Ce ne sono varie altre nei 26 paesi che la cartina propone in verde, dove vivono circa 78 milioni di cristiani e vivono come "ostaggi dei musulmani". Vanno aggiunti a essi paesi collocati sotto altro colore, ma di fatto con una condizione simile, come la Turchia, il Libano, "l'Iraq, vari stati africani e soprattutto l'Indonesia come abbiamo visto. Quella dei cristiani è dovunque una condizione di sottomissione, di spoliazione di molti diritti, spesso di grave pericolo e in troppi casi di vittime predestinate. Generale è inoltre la proibizione -- punibile anche con la morte -- di conversione al cristianesimo. Proibita dovunque anche ogni forma di proselitismo sebbene l'Islam rivendichi per sé, dovunque, questo diritto.
(Da “I nuovi perseguitati”).

MA COSA STIAMO VIVENDO???

Ho fatto un sogno. Un brutto sogno. Mi sono trovato in un mondo dove le vittime erano costrette a chiedere scusa ai carnefici. Dove il papa, per aver condannato la violenza religiosa, doveva umiliarsi davanti al regime turco che ha perpetrato il genocidio dei cristiani armeni (un milione e mezzo di vittime). Un mondo dove la scrittrice turca Elif Shafak, rea di aver accennato nel romanzo “La bastarda di Istanbul” al genocidio degli armeni, viene processata dal regime turco il quale però viene elogiato da media e politici occidentali e accolto a braccia spalancate dall’Europa. Un mondo dove il pontefice doveva scusarsi davanti a organizzazioni terroristiche perché ha detto che non si può imporre la religione con la violenza. Dove, all’indomani della macellazione islamica in Somalia, per vendetta contro il Papa, di una suora che aveva dedicato la vita ai poveri, lo stesso papa ha dovuto ancora scusarsi con i bravissimi musulmani per evitare che altri missionari (come suor Leonella o don Andrea Santoro) venissero immolati per ritorsione. Un mondo dove i rispettabilissimi islamici – che coprono il Papa di insulti, vignette volgari e minacce – fanno gli offesi per una colta e rispettosa lezione accademica di Ratzinger e i grandi media occidentali solidarizzano non con il papa, ma con costoro. Un mondo dove veniva chiamato “moderato” e “alleato dell’Occidente” un paese come l’Arabia Saudita nel quale si è arrestati perfino se si porta un crocifisso al collo o se si prega Gesù Cristo nel chiuso della propria abitazione. Un mondo dove i grandi media occidentali fanno squadra (e compasso) sempre e solo contro la Chiesa. Dove il New York Times accusa il Papa di “fomentare la discordia” fra cristiani e musulmani per aver detto che non si può imporre la religione con la violenza e lo accusa di aver già fatto in precedenza il “fomentatore” quando, da cardinale, espresse dubbi sulla Turchia nella Ue (tale opinione non è permessa, secondo il NYT). Mentre l’altro tempietto della laicità, il Financial Times, accusa il pontefice di aver “insultato” i musulmani con “parole provocatorie”. Un mondo dove i musulmani, per dimostrare che erano ingiustamente accusati di violenza, hanno massacrato una suora (una delle tante vittime), hanno incendiato chiese e hanno emesso minacce di morte contro il pontefice (mentre in Indonesia hanno appena perpetrato l’infame esecuzione capitale di tre contadini cristiani rei di essersi difesi dalle violenze fondamentaliste).

Un sogno allucinante dove i grandi media laici occidentali, che avevano eretto un monumento a Salman Rushdie, invece di pronunciarsi in difesa della libertà di coscienza e della libertà di parola, hanno condannato il Papa teorizzando che tale libertà non vale se a parlare è lui o se si parla dell’Islam. Un mondo dove suor Leonella che muore perdonando i suoi carnefici non provoca riflessioni né merita un approfondimento giornalistico in tv, mentre i morti di “fama” dell’Isola dei famosi e degli altri stomachevoli reality occupano per ore e settimane il video. What a wonderful world !

Un mondo dove il Comune di Firenze nega l’intitolazione di una via a Oriana Fallaci mentre abbiamo centinaia di “via Togliatti” in onore del compagno di merende di Stalin. E dove l’Unità (20 settembre) dedicava in prima pagina questo titolo celebrativo a Cossutta: “Io comunista non mi pento di niente” (in effetti rivendica le posizioni del Pci perfino sull’invasione d’Ungheria). Un mondo dove solo i cattolici – vittime di tutti i totalitarismi e le ideologie – devono chiedere scusa a tutti, specie a coloro che li hanno perseguitati e continuano a farlo. Un mondo dove né le organizzazioni cattoliche né i vescovi hanno sentito il bisogno di promuovere grandi veglie di preghiera per il Papa condannato a morte e per i cristiani perseguitati e in pericolo di vita. Un mondo dove perfino il neo Segretario di Stato vaticano cardinal Bertone (Corriere della sera 18 settembre) deve definire Maometto “il Profeta” (sic!!!) e dove il cardinal Martini bacchetta il Papa che è stato condannato a morte e coperto di insulti, mentre lo stesso cuor-di-leone Martini non ha una parola di denuncia per la violenza sistematica del mondo islamico contro i cristiani (La Stampa, 20 settembre 2006).

Un mondo di progressisti e di cattolici progressisti che ha linciato per anni Pio XII perché avrebbe parlato troppo poco contro la violenza nazista, ma che ha sempre applaudito Giovanni XXIII il quale, accordandosi col Cremlino, garantì che il Concilio non avrebbe pronunciato una sola parola di condanna del comunismo (che aveva macellato e stava macellando il più gran numero di cristiani della storia della Chiesa). Lo stesso mondo catto-progressista che oggi (vedi Pietro Scoppola) critica Benedetto XVI perché ha parlato da professore e non da papa. Un mondo dove il governo del “cattolico adulto” Prodi si mostra indifferente alle minacce al Papa quando addirittura il laicista Zapatero gli ha espresso “piena comprensione e sostegno”. Un mondo dove il Senato italiano – col voto decisivo del cattolico Andreotti – ha bocciato la proposta di mozione di solidarietà per il Papa. Naturalmente per le nobili ragioni del “dialogo”. Un mondo dove il “cattolico adulto” Prodi, presidente del Consiglio italiano, dice che alla sicurezza del Papa “ci pensino le sue guardie”. Quasi che il papa avesse le sue divisioni corazzate come ironizzava Stalin.

Fortuna che tutto questo è solo un brutto sogno. Fortuna che nella realtà – sebbene il mondo cattolico sembri sprofondato nelle catacombe dell’insignificanza – le “divisioni corazzate” del Papa esistono davvero. Invisibili come suor Leonella. Come i tanti che con l’offerta silenziosa di sé e la preghiera salvano il mondo e attirano a Cristo (cosicché pure tantissimi musulmani si stanno convertendo, segretamente, al Dio dell’amore sia in Occidente sia nei loro Paesi). E’ vero quanto ha scritto il convertito francese Olivier Clément: “Perseverare! Oggi tutto ciò che è essenziale sembra sotterraneo come la grotta della Natività, come le grotte del cuore. Bisogna che Dio si incontri con l’uomo nel punto più segreto delle sue angosce e del suo desiderio”.

(Antonio Socci, da “Libero” del 22 settembre 2006)

* * *

A proposito della mia polemica col pontificio consiglio per la famiglie, riporto qua sotto una interessante lettera ricevuta all’indirizzo del sito.

Carissimo dr. Socci,
quale suo fedele estimatore e padre - come Le ho raccontato in una mia precedente email - di sette figli (dunque un po’ più insospettabile di Lei), a riprova della bontà dei contenuti espressi nei suoi articoli, mi permetto di inviarle uno stralcio di un'intervista concessa da San Josemaria Escrivà alla rivista spagnola Telva di Madrid il 1 febbraio 1968 (alla faccia di Mario Capanna & partners).
A una domanda dell'intervistrice sulla "pillola" e sulle famiglie numerose, Mons. Escrivà ricordò che il testo della costituzione conciliare "Gaudium et Spes" affrontava l'argomento (cfr. n. 50 G e S) e citò un'allocuzione di Paolo VI, del 12 febbraio 1966, che incoraggiava gli sposi cristiani ad essere generosi. E concluse "In sè, il numero dei figli non è decisivo : averne molti o pochi non basta perchè una famiglia sia più o meno cristiana. Ciò che conta è la rettitudine con cui si vive la vita matrimoniale Il vero amore reciproco trascende la comunione di vita tra marito e moglie, e si estende ai suoi frutti naturali, i figli. Invece l'egoismo finisce per degradare questo amore alla semplice soddisfazione dell'istinto, e distrugge il rapporto che unisce genitori e figli. E' difficile sentirsi buon figlio - vero figlio - dei propri genitori quando si possa pensare di essere venuto al mondo contro la loro volontà, cioé di essere nato non da un amore degno di questo nome, ma da un imprevisto o da un errore di calcolo". (Ho tratto questo ricordo dal libro del Card. Juliàn Herranz "nei dintorni di Gerico" Milano 2006 pag. 132).
La saluto con molta, molta simpatia e amicizia.
Roberto Ponte